A CURA DI GIOVANNI DI RUBBA.
Chi di noi, di qualunque classe o estrazione sociale, non ha letto una delle maggiori opere della Letteratura Italiana “I Promessi Sposi”, di Alessandro Manzoni. Tutti ne conoscono, per sommi capi, la trama. Molti ricorderanno l’introduzione, ove lo scrittore riportava alcuni passi iniziali del testo di un antico manoscritto ritrovato e risalente a suo dire al 1600. Ora, essendo questo pieno di barocchismi e di arzigogoli, raccontava, ad un certo punto, che la storia, il “polt”, era interessante ma lo stile illeggibile. Si decise, quindi, a porre in essere quello che poi sarà il romanzo per antonomasia della letteratura italiana.

Tutti sono unanimi nel ritenere, quella dl manoscritto, una fictio letteraria, col solo scopo di dare alla luce un romanzo che fosse l’emblema della lingua italiana moderna, lavorato e limato, con diverse stesure, sino alla definitiva.

Ma pochi sono al corrente del fatto che quel manoscritto non costituiva una invenzione, un espediente, ma esiste davvero. La trama stessa fu adattata dal Manzoni su questa storia avvenuta a Napoli e che, come vedremo, coinvolge anche la Nostra Pomigliano d’Arco.

Prima di addentrarmi nel merito della trattazione, non posso non ringraziare, per il materiale fotografico fornitomi nonché per il supporto circa la Storia della Nobiltà locale e l’Araldica, il conte Claudio Borriello, avvocato del Foro di Nola.

Stemma dei Carafa

 

nella foto il conte Claudio Borriello

In buona sostanza i fatti sono i seguenti: ci troviamo nel giugno del 1498, pochi giorni prima della festa del Corpus Domini, a Napoli. Orbene, in quell’anno revocata la possibilità ad un rappresentante del popolo di reggere una delle aste del palio durante la Solenne Processione. Presso il Chiostro di Sant’Agostino, sede dell’assemblea popolana, ci fu una vera e propria rivolta, capeggiata da un certo Michele Tavassi. Uomo d’impeto e pronto all’ira ma dal cuore buono, un po’ come Renzo Tramaglino-da notare l’assonanza Tramaglino-Travassi ed il fatto che Renzo, nella precedente stesura dell’opera manzoniana venisse chiamato Fermo, come se il nome fosse stato traslato e liberamente modificato. Alla fine ci fu un vero e proprio tumulto, un po’ come quello di Milano per la mancanza del pane Michele, capopopolo, denunciò che la colpa di tale privilegium negato era da imputare ai nobili feudatari e non al Re Federico, sovrano che governò dalla morte dello zio Ferrandino, a sua volta figlio di Ferrante d’Aragona figlio del grande Alfonso I. Di Federico, nonostante il breve periodo di regno, si dice che fosse saggio proprio come  il Re Alfonso, stimatissimo dal popolo.

 

 

Federico d’Aragona

C’è da dire che Michele era fidanzato con una certa Lucia Stella -come non pensare alla Lucia manzoniana?- di cui si invaghì un nobile, Giovan Francesco Carafa, patrizio di Napoli, barone di Pomigliano d’Arco, conte di Marigliano, signore di Mariglianella, feudatario di Maddaloni e duca d’Ariano. un personaggio che ricorda tanto il Don Rodrigo.

La saggezza di Re Federico consentì  che durante il Palio non vi fossero scaramucce tra i baroni, al palio voleva partecipare anche Lucia, purtuttavia, Michele Travasi, a conoscenza delle intenzioni del Carafa, decise di mandare al suo posto una amica, tale Carmela. Ed a ben vedere, dato che il Carafa fece rapire la donna, credendola Lucia, dal suo sgherro, una sorta di Griso. Scoperto l’inganno e liberata Carmela, il signorotto decise di accusare e far arrestare Michele di sedizione, come Renzo a Milano, essendo noto che costui, tra la folla, era quello che più urlava.

  

Ingresso Palazzo Diomede Carafa in Napoli;

 

Parte della Struttura del Palazzo

Il padre di Lucia si rivolse al Duca di Calabria, il quale però aveva le mani legate, un po’ come l’Azzeccagarbugli, anche perché durante, il palio, aveva già tenuto a bada le rivolte tra baroni con l’aiuto di Re Federico e ora, per motivi diplomatici, non poteva fare di più.

Palazzo Carafa “Belvedere”, di un secolo successivo a quello di Diomede Carafa di cui supra

Il Griso di Carafa, però, si recò da Lucia e disse che se si fosse presentata presso la Camera Criminale, ove si teneva il processo di Michele, avrebbe ottenuto l’indulgenza del barone. Ma fu una mossa d’astuzia, perché proprio il Carafa si trovava a presiedere, quel giorno, la Regia Camera e quindi la condanna a morte per il povero Michele era assicurata.

A questo punto Lucia si rivolse a Padre Aurelio, un uomo in odore di santità, di origine nobile, prima di prendere i voti. Costui era presso il Chiostro di Sant’Agostino ed era tenuto in massimo rispetto e stima dal Re in persona. Decise quindi, di parlare con Re Federico, il giorno in cui doveva emettersi la Sententia si recò nella Camera Criminale e disse al barone che era convocato dal Re in persona.

Quale sorpresa fu trovare il Re Federico con accanto Lucia. Tremò di paura per il misfatto ardito e temette egli stesso di far la fine che voleva far fare a Michele. Ma la magnanimità del Re fu tale che destituì a Giovan Tommaso dalla carica regia e lo invitò a ritornare ai suoi feudi, in Pomigliano d’Arco appunto, ove aveva il proprio Castello. Un Castello antico, risalente, sito sulla via Sommese, che era stato restaurato da suo padre Alerico Carafa, nipote di Diomede Carafa.

Insomma il don Rodrigo manzoniano era uno dei tre Carafa che risiedettero ed ebbero feudo in Pomigliano d’Arco. E diciamo dei tre il peggiore, tenuto conto che suo padre Alerico era estremamente colto, compì opere di bonifica, ricostruì il Castello pomiglianese, aggiunse, per la prima volta in un documento ufficiale il d’Arco, già in uso da tempo.

Come non pensare, infine, al nome del sovrano, Federico, che ricorda un po’ il cardinale Borromeo ed un po’ l’Innominato manzoniana. Di più lo stesso profilo caratteriale di don Aurelio non ricorda fra Cristoforo?

Ma, tenuto conto del fatto che il racconto partenopeo è una commissione tra le raccolte popolari ‘O Cavaliere’ Nsurato’ di Roberto de Simone e ‘Lucia Stella’ del Nostro Vittorio Imbriani, per certi versi anche da ‘Lo Mercante’ di Giovanni Battista Basile, possiamo avanzare una ipotesi ancora più ardita. Che l’intera vicenda si sia svolta proprio a Pomigliano d’Arco, ed il Chiostro ove si riunivano i popolani sia stata la Chiesa di San Felice in Pincis, luogo dove effettivamente si sceglieva un rappresentante del popolo? Per non parlare del fatto che proprio in quel periodo, sotto i Carafa, fu istituita questa nuova camera popolana, che affiancava l’univerisitas –una sorta di esecutivo- e il feudatario, amministratore della giustizia affiancato dal Capitano di Giustizia. Di più proprio in quel periodo vi furono rivolte tra baroni non per il Palio del Corpus Domini ma per la tassa del “fuocatico”-ossia la tassa sul fuoco acceso nelle case per riscaldarsi o cucinare- che ebbe alcune rimostranze anche tra i popolani. E, nonostante questo, i feudi pomiglianesi si mostrarono indenni e tra i più virtuosi agli occhi del sovrano.

Forse proprio, ci piace pensarlo, per la vicenda amorosa di Michele Travassi e Lucia Stella.

 

BIBLIOGRAFIA:

Aliberti Cescenzo; Pomigliano d’Arco. Sistematica Enciclopedia Locale; 1998

Basile Giovanni, Esposito Annunziata; La Storia di Pomigliano dalle Origini ai Giorni Nostri; 2009

Basile Giovanni Battista; Lo Cunto de li Cunti

Bausilio Giovanni; Storie antiche di una Napoli Antica

Cantone Salvatore; Storia di Pomigliano d’Arco

De Simone Roberto; Racconti e Storie per i Dodici Giorni di Natale

Di Giacomo Salvatore; Tutte le Poesie; Newton Editori 1991

Imbriani Vittorio; La Novellaja Fiorentina

Perrillo Marco; Storie Segrete della Storia di Napoli; Newton Editori 2018

Sgammato Giovanni; XII Conti Pomiglianesi

SITOGRAFIA:

https://it.wikipedia.org/wiki/Carafa

https://storienapoli.it/2018/10/08/promessi-sposi-lucia-michele/

https://www.laneapolissotterrata.it/it/lucia-e-michele-i-promessi-sposi-di-napoli/

https://www.angelomartino.it/i-promessi-sposi-di-napoli/

https://selendichter.wordpress.com/2019/02/08/il-museo-dellanps-sezione-napoli-la-storia-della-polizia-nella-citta-e-nelle-sue-province/

https://www.google.com/search?q=palazzo+caracciolo+napoli&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwiX7qGT6MXtAhVHqaQKHaxiByoQ_AUoAnoECAYQBA&biw=1024&bih=657#imgrc=RyjWJkXazkobnM&imgdii=JQIWQkbIURUlnM

https://www.visitnaples.eu/napoletanita/scopri-napoli/il-palazzo-caracciolo-di-napoli-bellezza-storica-in-continua-evoluzione

https://www.google.com/maps/place/Porta+Capuana/@40.8553802,14.2463178,15z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x277aa27945c9978d!8m2!3d40.8544064!4d14.2654151

https://www.google.com/maps/search/palazzo+carafa/@40.8485907,14.2530569,14z