a cura di Giovanni Di Rubba 


“Sant’Antonio è o’ nemico rò demonio”

99Posse; S’Adda Appiccià

“Sorgono fiori, germinati asciutti”

selendichter

Bosch; Tentazione di Sant’Antonio

Abbiamo da poco festeggiato, assieme ai Fratelli di Cimitile, il Santo Patrono, Felice in Pincis, la cui memoria ricorre a pochi giorni da Antonio abate, un Santo caro agli agricoltori, raffigurato assieme ad un porco, che è l’equivalente del cane per i pastori, e che, secondo quanto raccontato dal Padre Risorgimentale pomilio,Vittorio Imbriani, sembrerebbe aver contribuito alla fondazione di Pomigliano d’Arco. Narra infatti il Nostro che sotto Pompeo Magno, assediato e stremato nella battaglia contro i Saraceni di Puglia, il maialino di Sant’Antonio apparso in sogno premonitore,abbia agevolato al Generale il ritrovamento di un tesauro sufficiente a rinfrancare le truppe ed a fondare la città in cui viviamo.  

Troviamo evidente, dati gli anacronismi, che la storia sia frutto di invenzione del massone, purtuttavia aduso a parlar celando.Ovvio, non possiamo non notare analogie agiografiche con Felice, a Cimitile, come nella basiliana Pomigliano, sorgevano catacombe paleocristiane.

Narrai ampiamente altrove la continuità sussistente tra Cimmeri,Bono Greco, Castrum Lucullianum, e Basiliani. Intuite sussistevano ampie grotte, rifugi sotterranei in Pomigliano, ove i Basiliani s’insediarono.

Ora, Antonio, contemporaneo di Felice, si ritirò da asceta presso delle catacombe, originario di un paese sul Nilo; all’età di 35 anni, come Dante nel mezzo del cammin di sua vita, le lasciò prediligendo le grotte ai piedi di un monte cavo, con due discepoli. Agli spiriti predisposti parlava direttamente, ai non predisposti tramite intermediazione di Macario, figura nèkya, intermediaria, un po’ come i Cimmeri eletti asceti, o l’oracolo di Delphi, scrivendo apoftegemi, aforismi dei Padri del Deserto.

Basta tanto per intuire le analogie con Felice, martire nolano.

Antonio, analogamente alla Sibilla virgiliana, scese negli inferi, gli consentì il ritorno il maialino che gli lasciò aperto il varco e larga e luminosa la strada.

Tradizione è, tra gli agricoltori, bruciare il legno e le sterpaglieall’approssimarsi dei giorni più freddi, il male che dobbiamo affrontare va arso a che vi sia luce, calore e ristoro nei giorni gelidi più bui.

Evidenti tutti i simbolismi sovra esposti e quanto la cultura italica debba al Santo degli agricoltori.

Sperando cessi questa pandemia affidiamoci a Lui, a che interceda, protettore delle malattie contagiose. Taumaturgico anche contro il Fuoco di Sant’Antonio, Herpes Zoster, herpeinzonnymeir, male strisciante, delle parti intime, chiara infine l’analogia tra Pompeo Magno ed i Siriaci di Mitride sconfitto, ed il vecchio male, lo Zoroastrismo deviato.